la storia di palermo, dai primi abitanti ad oggi

I primi abitanti
Delle prime genti di Palermo e della Sicilia in generale si sa ben poco.
I primi gruppi umani che occuparono il territorio furono probabilmente nomadi vissuti nel tardo Paleolitico, dei quali rimangono graffiti parietali nelle grotte di S. Rosalia, di S. Ciro e in quelle di Niscemi e dell'Addaura sul Monte Pellegrino.
Si fanno invece risalire al Neolitico e all'età del Rame le necropoli preistoriche scavate sulle falde dei monti che circondano la città. Tuttavia i reperti più sicuri risalgono all'età del Bronzo, documentata da ritrovamenti nelle grotte di Monreale ed in altre grotte su M. Pellegrino, datati circa al XXIII sec. A.C. Risale a questo periodo l'insediamento dei Sicani, dai quali la Sicilia fu detta Sicania.
Erano un popolo mediterraneo di agricoltori e allevatori giunti forse dalla lontana penisola iberica e che si insediarono nella zona di Valdesi, sotto il M. Pellegrino ed anche a Carini, in provincia di Palermo, dove sono stati ritrovati i resti di un antico centro urbano.
Successivamente si insediarono nel palermitano i Siculi, provenienti dal Lazio, e gli Elimi, popoli orientali originari della Turchia.
Sicani, Siculi ed Elimi vissero per lungo tempo in armonia, dediti al lavoro e al culto delle divinità, ma ben presto furono costretti a scontrarsi, per ragioni commerciali, con altri popoli mediterranei che giunsero nel palermitano, primi tra tutti i Fenici

I Fenici
Abilissimi navigatori, i Fenici furono un popolo di commercianti.
Dopo avere fondato Cartagine, nell'Africa settentrionale, giunsero in Sicilia occupando luoghi di strategica importanza, tra i quali "ZIZ" (l'attuale Palermo), che col suo ampio porto, fu la loro base principale per affermare il loro dominio sul Tirreno.
Ai Fenici si deve l'invenzione dell'alfabeto e la costruzione della prima cinta muraria della città e di altre opere difensive per proteggere il porto.
Tuttavia i Fenici che non riuscirono mai a sottomettere le popolazioni indigene, ben presto si trovarono costrette ad affrontare nuovi colonizzatori, i Greci.
I Romani
Cacciati i Cartaginesi dall'isola, i Romani s'impadronirono della Sicilia, Palermo divenne provincia senatoria e furono coniate monete romane.
Ai Romani si deve lo sviluppo della rete stradale, la costruzione di un importante acquedotto e di imponenti anfiteatri e i primi sfruttamenti di zolfo, tuttavia il periodo del dominio romano fu, per gran parte della Sicilia, un periodo di decadenza durante il quale soltanto l'agricoltura godette di un reale incremento.
Fu anche un periodo di malcontento a causa dei gravosi tributi imposti e degli abusi di molti governatori.
Le rivolte degli schiavi contro le ricche famiglie patrizie non coinvolsero però Palermo, dove intanto si era sviluppato un ricco commercio e un fiorente artigianato, tanto che i Romani la decretarono città libera atque immunis e più volte ne esaltarono le bellezze naturali.
Durante l'impero romano inizia, nel I sec. d.C., la cristianizzazione di Palermo, con S. Mamiliano come primo vescovo della città.
Gli imperatori romani autorizzarono la costruzione della prima cattedrale e passarono dalla tolleranza all'adozione del cristianesimo, con conseguente proibizione e condanna del paganesimo.
Col declino dell'impero romano inizia per la Sicilia un periodo di decadenza dovuto alle invasioni dei barbari..
Vandali e Goti
Intorno al 400 d.C., il vandalo Genserico giunse a Palermo dall'Africa e fu l'inizio di una dominazione dolorosa fatta di persecuzioni e razzie, alle quali i cittadini palermitani seppero coraggiosamente resistere.
Nel 475 Teodorico, re dei Goti, prese il potere della città, stabilendo condizioni di maggiore tolleranza nei confronti dei cattolici latini palermitani.
Furono edificate chiese e catacombe nelle cui cripte venivano deposti i corpi dei vescovi e dei primi martiri.
Ma le tracce della dominazione barbarica furono presto cancellate dal dominio bizantino.

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